giovedì 26 marzo 2009

Allenarsi alla paura Parte II

Continua il racconto di Bruce Goldsmith..

Vaccinarsi allo stress

Se sottoponi una persona ad una situazione stressante per un periodo sufficientemente lungo, potrebbe incominciare a non sentire più quella situazione come stressante. Durante gli addestramenti militari le truppe sono costrette a correre sul campo di addestramento con il suono dei proiettili che fischiano nelle orecchie ed esplosioni di bombe dappertutto. Dopo un po’ le truppe si “desensibilizzano” al rumore e allo stress del campo di battaglia e tornano nuovamente in grado di operare efficientemente.
Allo stesso modo si allenano gli agenti di polizia a situazioni di emergenza usando finte città con tanto di delinquenti e bombe nascosti sul posto.
I corsi SIV di parapendio mirano a fare la stessa cosa. Il pilota sperimenta situazioni pericolose ed impara a controllare la paura semplicemente abituandosi.



Reazioni Pre-programmate

Passando attraverso una serie di movimenti puoi pre-programmare il tuo cevello a reagire nella maniera corretta ad un evento.
Nel parapendio puoi pre-programmare te stesso ad avere reazioni automatiche come per esempio lanciare l’emergenza o semplicemente trovarne la maniglia.

I corsi SIV possono aiutare a pre-programmare alcune reazioni. Se pratichi corsi SIV spesso le tue reazioni tendono a divenire automatiche. In questo caso ti alleni da solo a sviluppare una abitudine.



Lista di emergenza


I piloti di aerei di linea usano delle liste di cose da fare in caso di emergenza da tenere in bella vista per eliminare la necessità di dover sforzare il pensiero e la memoria in situazioni critiche. Se cercare in tasca il foglietto con la lista può sembrare assurdo quando sei bloccato in una spirale, però potremmo cucire l’elenco delle cose da fare su una manica! Potebbe essere un buon consiglio anche per i corsi SIV. Una semplice lista per i SIV potrebbe essere di questo tipo:


CHIUSUSA ASIMMETRICA:

1. VIRATA DI CONTRASTO

2. POMPATE DEL FRENO

3. CONTROLLARE L’ALTITUDINE

4. LANCIO DELL’EMERGENZA


NEGATIVO/STALLO


1. SU LE MANI

2. LA VELA E' OK?

3. CONTROLLA CORDINI E GROVIGLI

4. LA VELA E' OK?

5. LANCIO DELL’EMERGENZA


Bloccato nel fango


In Francia lo chiamano blocco di paura da “viscosità mentale”. Significa che il cervello diventa lento a reagire e i tuoi pensieri sono bloccati. In realtà l’esatto meccanismo non è stato ancora capito del tutto.
Forse i seguenti 4 passaggi potrebbero essere incorporati nelle esercitazioni di parapendio:


1.SVILUPPA L’ABITUDINE – sviluppa e pratica in modo ripetuto e a lungo serie di esercizi importanti

2.LISTE DI EMERGENZA – creale e usale

3.VALUTAZIONE PREVENTIVA – prima di entrare in una situazione potenzialmente pericolosa, pensa a cosa potrebbe succedere e identifica le corrette azioni per affrontarla corretttamente



Passa parola!

Ascoltando Craig parlare dei fattori umani è stato come se mi si accendesse una lampadina in testa. Ho subito capito cosa aveva causato tanti incidenti che ho visto negli anni. Inoltre mi ha dato parecchie soluzioni utili da riportare nel mio sport. Condividendo quel che mi ha detto Craig spero di poter implementare l’allenamento e l’istruzione nel parapendio e inoltre di ridurre il numero di incidenti nel nostro sport. Davvero spero che questo articolo sia in grado di finire nelle mani delle federazioni nazionali nel mondo e venga incorporato nei manuali di volo!



Ulteriori informazioni sullo stress e prestazioni disponibili nel sito di Mr. Craig Geis:
www.cti-home.com

mercoledì 4 marzo 2009

Allenarsi alla paura Parte I

Ho apprezzato moltissimo un articolo uscito sull'ultimo numero di Volo Libero redatto dal Presidente della FIVL Luca Basso. L'articolo affronta da diverse prospettive alcuni importanti aspetti della psicologia del volo ed un fenomeno in particolare, a molti sicuramente ben noto: la paura. Caso vuole che fossi rimasto altrettanto affascinato da un altro articolo uscito recentemente sulla rivista Cross Country firmato da Bruce Goldsmith, il quale affronta questo tema, spiegandolo in termini fisiologici, cioè quello che succede nel nostro corpo quando la paura cerca di prendere le redini. Come il nostro Luca Basso anche Goldsmith esplora i meccanismi del processo per suggerire poi una proposta di "difesa" o, meglio, quello che lui chiama "allenamento alla paura". Pertanto mi sembra un buon pretesto per riportare il testo di Goldsmith tradotto in italiano. In questo post riporto la parte introduttiva, il prossimo sarà...beh, non voglio certo rovinarvi la sorpresa! Buona lettura..

Testo tratto da: Icaristics, Bruce Goldsmith. XC Magazine, Issue 121, 2009


“Di recente ho seguito un corso di specializzazione sugli incidenti in aviazione dovuti ad errori umani, tenuto da Creig E. Geis, co-fondatore del California Training Institute. Geis è un tenente colonnello in pensione dell’esercito ed ex elicotterista. È anche Lo Specialista in Sicurezza dell’esercito americano in fatto di incidenti dovuti ad errori umani. Ora istruisce gli allievi dell’aviazione sia in settore privato che in operazioni militari in tutto il mondo, così come i corpi militari armati ed organizzazioni di polizia, in corsi finalizzati alla gestione delle reazioni umane in condizioni di stress psicologico estremo.

Quando gli ho descritto il problema che si viene a creare nei piloti di volo, nelle situazioni in cui si verificano seri inconvenienti, cioè il fatto che sembrino incapaci di reagire o anche solo di eseguire la più semplice azione che serva a salvargli la vita, lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto semplicemente: "è esattamente quello che mi aspetto! Avviene la stessa cosa in tutte le situazioni di stress. Solo poche persone sanno quanto possa essere altamente debilitante la paura"

Il fenomeno si verifica sia in piloti esperti che in neofiti. In quelli con minor esperienza uno stress eccessivo spesso avviene quando il pilota si trova in una situazione mai incontrata prima o alla quale non è stato preparato. In piloti esperti è esattamento l’opposto: un pilota con esperienza spesso sbaglia non riconoscendo una situazione potenzialmente pericolosa proprio a causa della sua tranquillità e viene dunque anch’esso colto di sorpresa . In entrambi i casi si innalza molto rapidamente il livello di stress provocato dall’aumento di ormoni coinvolti nel processo. Il risultato è quello di abbassare notevolmente la soglia di lucidità mentale.

La reazione corporea immediata allo stress è un aumento del battito cardiaco. Negli uomini primitivi questo fenomeno era da considerarsi "positivo" essendo condizione necessaria per lo sviluppo di quello stato di iper-eccitazione che induce a combattere o darsi alla fuga.

Nell’aviazione troppo di ciò può diventare "negativo":un pilota necessita di sufficiente lucidità mentale per reagire correttamente. In queste situazioni di elevato stress psicologico il nostro fisico pompa nel sangue una complessa miscela di sostanze chimiche, prima tra tutte l’adrenalina. A basse concentrazioni queste sostanze possono incrementare l’abilità cognitiva e lo stimolo alla reazione, ma al crescere dello stress il cervello subisce un sovradosaggio di queste “droghe naturali”. La lucidità mentale incomincia a diminuire. Se lo stress continua a crescere, l’inefficenza all’azione può diventare totale! Quando il nostro battito cardiaco è tra 115-145 battiti per minuto (bpm in seguito n.d.t.), si è in una condizione ottimale per le attitudini mentali. In situazioni estreme quando il battito cardiaco, sale oltre i 145 bpm, possiamo rimanere completamente bloccati dalla paura e anche eventualmente perdere alcuni dei controlli basilari = “farsela sotto” (in senso letterale non solo figurato! n.d.t.)

Non è dunque una sorpesa che i piloti si trovino incapaci di compiere anche la più semplice delle azioni, come per esempio rilasciare i freni o fare una virata, in quelle situazioni.

Le nostre abilità mentali calano all’aumentare del battito cardiaco. Durante questi momenti di iper-eccitazione il corpo produce un ormone chiamato Cortisolo. Esso aumenta la pressione circolatoria e la glicemia e ha un significativo impatto sulla lucidità mentale e sulla memoria. Il cortisolo influisce negativamente sul processo di trasferimento dell’informazione tra la memoria a breve termine e quella a lungo termine. Dal momento che la memoria a breve termine ha una capienza limitata, nelle situazioni di stress semplicemente diventa sovraccarica e ci fa sbagliare. Il cortisolo agisce quindi sul processo di memorizzazione, "danneggiando" il recupero delle informazioni memorizzate: non abbiamo perso l’informazione, semplicametente abbiamo difficoltà a recuperarla!

Ciò può avere implicazioni critiche se abbiamo bisogno di usare informazioni apprese durante situazioni di stress. Questo è esattamente il motivo per cui anche i piloti esperti possono fallire a richiamare procedure di emergenza precedentemente apprese. Le informazioni sono presenti nella memoria ma impiegano più tempo a venire richiamate, ma in situazioni estreme di solito una cosa che manca è proprio il tempo!

Nei lobi frontali giacciono i centri di controllo delle emozioni e della personalità.

Essi sono coinvolti nelle funzioni motorie, risoluzione dei problemi, spontaneità, memoria a breve termine, pensiero razionale, linguaggio, impulso, giudizio e comportamento sociale e sessuale.

Durante una situazione di stress il cortisolo sopprime l’attività in aree dei lobi frontali che controllano la memoria a breve termine: concentrazione e pensiero razionale. Ci consente di trasformarci nel leone che ci spinge a combattere o a scappare dal pericolo. Però danneggia il comportamento sociale complesso e il pensiero fine. Il risultato è che quando lo stress spinge il cuore a oltre 145 bpm perdiamo l’ablità a pensare raizionalmente e sopra 175 bpm i lobi frontali smettono di funzionare e il pensiero razionale si converte in "combattere o darsi alla fuga".

Da sottolinare che il livello del battito cardiaco è solo un indicatore del livello di ormoni da stress nel sangue. Aumentando il battito con l’esercizio fisico non li produce. Insomma: c’è bisogno della paura!

Ma se la paura può immobilizzarci, cosa possiamo fare per evitare che questo avvenga?"


La risposta nella prossima puntata..

mercoledì 7 gennaio 2009

Meraviglie a norma...


Della serie: buona la prima e amore a prima vista..
il primo volo dell'anno 2009!
Se ci si aggiunge anche la suspance, direi che è stato davvero un gran bel colpo..
Già, la meteo ci aveva dato filo da torcere in questi ultimi tempi e la voglia di girare in qualche bella termica ormai era diventata un sogno. D'altra parte siamo in pieno inverno..eppure, ci sono luoghi dove l'inverno non rappresenta un vero limite per il nostro amato sport dell'aria..
Così dopo travagliati momenti di studio sui siti meteo, tra previsioni talora beffarde e traditrici, si intravede una speranza e si parte alla volta dell'isola felice, un pò più a sud del solito..a caccia di termiche a Norma!
Il gruppo è motivato, la voglia tanta e all'arrivo non ci si aspetta certo lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi: il cielo sopra Norma è coperto. Ma non si demorde e ci si reca in decollo. Qui ho avuto la prima meraviglia, non conoscevo il posto e trovare un decollo in un sito archeologico tra rovine e monumenti, certo ha dell'incredibile. Giusto il tempo di strofinarmi gli occhi ed ecco giungere la seconda meraviglia: il cielo davanti al decollo si sta ripulendo e i cumuli che ci avevano fatto temere il peggio ora sono lontani da noi, dietro sui monti più a nord: solo bianchi batuffoli si stanno formando sopra le nostre teste!
Si parte, uno dietro l'altro e basta un giro per cogliere la terza meraviglia (disse l'amico vario): +2,+3,+4...+5!! Da non crederci, si volteggia sul decollo si fa quota e poi ci si lancia sul paese e ancora su, la quota non è eccessiva, la base è a 5-600 m sul decollo, ma quanto basta per spingersi oltre, i più audaci si lanciano ancora più a sud-est, altri girano tra il paese e il decollo e si muovono verso Cori a nord-ovest, seguendo il generoso costone, senza fiato per il panorama: monti innevati in lontananza, il mare a mò di specchio argentato laggiù in fondo e poi ancora i paesini che sembrano finti, arroccati sui cocuzzoli, le rovine , gli uliveti e la campagna a perdita d'occhio..
La sera la festa è davvero per tutti, l'ospitalità laziale fa da complice, si mangia e si beve divinamente!
Il giorno dopo lo si aspetta ancora meglio, al risveglio la giornata si presenta col sole e il cielo azzurro ma una volta in decollo si vede l'inversione e si capisce che non sarà così facile, chi fa l'errore di scendere troppo difficilmente recupera...
ma c'è chi gestisce al meglio la situazione e riesce a volare bene anche se la giornata non concederà tanto..
Ma la gitona ha fatto tornare il sorriso in faccia a tutti.
Ora non mi resta che strizzare l'occhiolino alla neve che scende copiosa alla finestra mentre sto scrivendo, grato per il breve (ma intenso) assaggio d'estate che ci è stato concesso e...
augurare a tutti un fantastico 2009!!
LE FOTO

lunedì 15 dicembre 2008

Very strong people..


Per fare della "strada" bisogna essere "strong", anche nel volo il concetto è chiaro!
Neville Hulett ha superato il record del mondo di volo di distanza in parapendio partendo da Copperton in Sud Africa e volando per 507 km nell'area di de Aar, con un Magus 6 MacPara..
Dal racconto: "le condizioni erano veramente forti (leggi: really strong), base cumulo alta, venti forti (leggi: strong), termiche potenti (leggi: strong), giusto quel che serviva (sticazzi!! n.d.t). Purtroppo solo una manciata di piloti al mondo sono in grado di gestire simili condizioni meteorologiche. Congratulazioni Neville!"

....wow!!

martedì 25 novembre 2008

La magia del volo (testo e foto di Emanuele Ghini)

A volte il volo è veramente qualcosa di “magico”.
La parola, in questo caso e in questa giornata, ha preso senso.
Sarà che io ero particolarmente rilassato, sarà il cielo blu, le alpi innevate, là lontano, il mare a destra e il Cimone lì diritto; posso vedere tutti i paesi della mia vallata..Non solo questo, ma anche l’aria stessa è stata particolare.
Volare senza vento, è per noi diventata cosa rara e poter salire con altri para assieme è stato veramente raro. Eravamo immersi in uno strato ascendente. Le colline sotto diventano piatte e non sai se insistere a salire (perché continua a dare a + 0,5 o + 1 ms) o dire basta: fa troppo freddo! Questo capita 3-4 volte e poi ti arrendi e ti butti verso il sole sperando che un po’ ti scaldi.
Non si è lottato, non si è fatto strada, non abbiamo dimostrato di essere più tosti o più bravi (è palese la fortuna che abbiamo avuto), abbiamo fatto un bagno in un fluido che ci ha massaggiato fuori e dentro la testa.
Per un po’ mi si sono cancellate le centinaia (migliaia) di km fatti in macchina quest’anno.
Un volo speciale, per me “magico”.